sabato 17 maggio 2014

CENNI STORICI: "BISCEGLIE"

Buon sabato!!!

Salve amici, andando avanti con il mio "progetto" mi sono resa conto di avervi parlato della mia cittadina senza in realtà avervi dato nessun cenno storico della stessa.
Vi chiederete: "ma non è un blog di cucina?". 
Vero, ma qui viene fuori la mia anima archivista e come tale amante della storia perchè senza conoscere il proprio passato non si hanno le basi per un giusto futuro.
Quindi trattandosi di "cucina casalinga Biscegliese" un tributo mi sembra dovuto e scavando tra le note del mio vecchio lavoro di "indicizzazione dell'archivio comunale" vi do alcuni cenni...
Ovviamente se la cosa vi annoia, passate alla prossima ricetta!!!


Attraversato dalla via Traiana il territorio di Bisceglie (aspro e denso di piante, non dominato da alcun colle e protetto da due lame,chiamato dai contadini Vescègghie per le querce che vegetano intorno) incorporato nel Regno di Napoli dal normanno Roberto il Guiscardo, viene munito nel 1042 di cinta murarie. A guardia di queste viene eretta la "Torre Maestra" (chiamata non a caso anche Torre Normanna)  che da subito assolve non solo al compito di vedetta ma anche a quello di guida per le barche in alto mare. 




Con la concessione della prima autonomia amministrativa e giudiziaria da parte dei Normanni, il potere viene subito riunito nelle mani del vescovo, risiedente nell’Episcopio e ben presto anche sede del nascente Comune. E’ in questo periodo che viene istituito lo stemma distintivo della cittadina rappresentante una quercia.
Nonostante ogni tentativo di autonomia venga meno con Ruggiero il normanno, i commerci locali vengono incentivati con una politica doganale d’ampio respiro testimoniata da una carta marinara, risalente al 1211 e rimasta in vigore fino al 1500, in cui è attestato un accordo tra Bisceglie e Ragusa.
Nel 1266 con la discesa in Italia di Carlo d’Angiò, Bisceglie diventa feudo francese retta dai conti di Brunfort. La cittadina si mostrerà da subito leale agli Angioini che proprio per premiarla di questa fedeltà decoreranno lo stemma comunale con una quercia d’oro in campo rosso con l’aggiunta dell’epiteto “fedelissima” voluta direttamente dal re Carlo II.

Tra le famiglie che maggiormente si distinguono in questo periodo per prestigio ed onorificenze sono i Falconi, la più antica e nobile famiglia biscegliese. Sostenitori accesi degli Angioini i Falconi annoverano tra i membri della propria famiglia diplomatici, giudici, militari e prelati.

Chiesa di S. Margherita, sepoltura di alcuni membri della famiglia dei Falconi

Nell’anno 1324 Bisceglie rientra nel governo della famiglia francese dei Del Balzo, imparentatasi più tardi con gli Orsini. Nel 1326 passa sotto la giurisdizione del principe di Taranto, Roberto d’Angiò nipote del re Carlo D’Angiò.
Dopo una lunga contesa al trono tra Luigi D'Angio e Carlo III di Durazzo, il 13 Settembre del 1384 il Durazzo fa breccia nelle mura e penetra in Bisceglie cacciando i francesi e compiendo stragi; due Falconi, sostenitori del d’Angiò vengono impiccati. Le truppe angioine non si danno per vinte e riconquistano la città ma ritenendola colpevole di tradimento massacrano i suoi cittadini nonostante la contrarietà del re. Il 21 Settembre dello stesso anno, Luigi d’Angiò muore per le gravi ferite riportate in combattimento. Le sue spoglie vengono sepolte in Bisceglie nella chiesetta di S. Ludovico su cui successivamente sorgerà la chiesa denominata appunto S. Luigi.




Dal 1414 il feudo passa alla regina Giovanna II, la quale concede in questi anni al paese il primo privilegio. Bisceglie acquisisce la facoltà di armare galee nel proprio arsenale e di essere esentata dal pagamento delle forti tasse dovute.
Nel 1442 approfittando della decadenza angioina, Alfonso V d’Aragona conquista il Regno e dà vita ad un lungo governo.
In Bisceglie il conte Del Balzo Orsini, dopo una lunga resistenza trova un accordo con re Ferdinando d’Aragona e successivamente grazie alla sua fedeltà ottiene che la città possa godere dei privilegi concessigli in passato. Tra questi: il possesso della Bagliva (il corpo di polizia campestre) e dei dazi, l’elezione dei pubblici ufficiali e l’esenzione di metà degli oneri fiscali. Intorno al 1475 il Re dona al comune il “largo del Palazzuolo”, dove il Conte fa costruire un convento per i frati minori Osservanti della chiesa di S. Lorenzo. 



Nel 1485, il figlio del Conte, Pirro, crea, per sanare i contrasti tra Comune e vescovo, due mastromercati, stabilendo le norme per la divisione delle entrate.
Con la morte dell’ultimo Del Balzo, il feudo, ricostituito in marchesato, viene affidato a Francesco e poi a Federico, figli del Re. Nella città vige un clima di relativa democrazia garantita dalla raggiunta autonomia municipale. E’ di questi anni la costruzione di una cinta di mura moderne, volute non solo per la incombente minaccia turca ma anche contro lo strapotere della nobiltà feudataria.


A fine ‘400 la città di Bisceglie si trova di colpo al centro della notorietà delle cronache: viene annunciato il matrimonio tra Lucrezia Borgia, figlia del papa Alessandro VI ed Alfonso d’Aragona, nipote del re di Napoli. Ad Alfonso viene data in dote Bisceglie che unita a Corato, diventa Ducato.
Questo è il palazzo, sito nel centro storico del paese, che doveva ospitare Lucrezia Borgia.
A tutt'oggi ci sono due correnti di pensiero: una relativa all'effettiva visita della "Duchessa", l'altra negativista.
Di certo c'è solo il grande amore che la donna provò per Alfonso
La città attese invano gli onori che tale unione potesse portargli, infatti la prematura morte del Duca la ricolloca ben presto al centro di rappresaglie e nuove lotte di potere. Francia e Spagna si contendono l’ottima posizione strategica. Consalvo de Cordova, famoso comandante spagnolo, occupa infine la città ma su energica richiesta del papa Alessandro e dietro ordine del Re di Spagna la consegna nelle mani del Duchino Rodrigo, figlio di Lucrezia ed Alfonso. Con la morte di quest’ultimo e dopo 14 anni di Ducato, la città torna nelle mani della Corona.
Nel 1513 il re riconferma ai cittadini biscegliesi gli antichi privilegi, riservando a sé la giurisdizione del Capitano sul Castello e sulla guarnigione, la giurisdizione del Mastro Portulano e la facoltà di creare gli uffici portuali. L’Università, così come più propriamente si chiama il Comune, gode anche nel periodo spagnolo di una relativa autonomia. Viene sancito che Bisceglie sia “città franca e immune da ogni onere, rapporto e servizio feudale”.
Intorno al 1532 dopo varie vicissitudini ed il tentativo del Vicerè, principe d’Orange, di calpestare vecchi e confermati accordi nel tentativo di vendere al migliore offerente Bisceglie, Carlo V appone il suo autografo al decreto che dichiara l’Università città demaniale con diritto inalienabile. Rimossa la corona ducale e comitale dallo stemma cittadino, fu sostituita con la corona regia color oro.
Nel anno 1532 Bisceglie conta 831 gruppi familiari (“fuochi”).
Le leggi comunali subiscono nel tempo diverse modifiche condizionate dai vari eventi esterni e dalle problematiche interne. I membri del consiglio vengono ridotti da 36 a 20 e nel 1559 gli Statuti detti del Villanova, lasciano in carica la metà dei consiglieri facendo alternare gli altri. Nel 1569 il commissario regio don Giovanni Martinez de Quadros consegna nelle mani del sindaco Paolo Tanza il nuovo ordinamento comunale (destinato a durare fino al 1806) concretizzatosi nei Capitoli municipali (o Matricole).
Nel 1595 l’Università conta 1683 fuochi.
Dall’inizio del secolo XVIII la città di Bisceglie viene governata da un Consiglio che risulta composto da eletti scelti dai parlamentari, ovvero da esponenti delle famiglie appartenenti alla nobiltà o alla borghesia aristocratica elencate su di un apposito Albo. Le famiglie, oscillanti tra le 60 e le 70 e in diminuzione verso la fine del secolo XVIII, vengono convocate tramite “banno” affisso in pubblica piazza. L’Assemblea generale, preposta alla formazione del Consiglio, si riunisce nel Palazzo Pretoriale alla presenza del Regio Governatore. I rappresentanti inviati dalle famiglie, circa 30, sono tenuti a nominare il sindaco, il tesoriere, il mastromercato (assessore di piazza), i camerlenghi (segretari) ed i consiglieri. Le cariche risultano tutte annuali e non rinnovabili eccetto per il notaio (mastro d’atti) di nomina regia; questi ha anche il compito di esattore. Le elezioni avvengono sempre con la stessa procedura: si nominano 4 sindaci risultati i preferiti dai membri e tra questi si elegge colui che ottiene la maggioranza dei voti. La stessa prassi viene eseguita per la selezione dei 2 camerlenghi. Successivamente si procede all’elezione delle restanti cariche: 6 eletti, 1 cancelliere, 2 deputati della salute, 2 deputati della cappella di S. Maria di Passavia, 2 deputati della cappella di S. Rocco, 2 razionali del governo e 2 razionali dei conti della cappella di S. Maria di Passavia. Dal 1759 si aggiungono altre cariche: 1 avvocato dei poveri, 1 procuratore dei poveri, 2 deputati della bagliva, 2 o 4 deputati del suolo, 2 o 4 razionali dei conti dell’annona e 1 deputato del porto. Dal 1765 fino al 1779 accanto alle antiche famiglie aristocratiche ed all’alta borghesia si trova inserita nell’Albo anche una “Nota delle persone aggregate”.
Per una corretta funzionalità il Comune si avvale di enti, detti Corpi urbani: la Catapanìa (finalizzata alla tutela dell’ordine pubblico), la Bagliva ed il corpo delle fiere (preposto alla disciplina dei diritti ed all’amministrazione della giustizia durante le fiere).
 Nel 1734, dopo un ventennio di governo Austriaco, nel Regno di Napoli si insediano i Borboni che governeranno quasi ininterrottamente (escludendo la parentesi francese) fino al 1860.
Il decennio di reggenza francese, dal 1805 al 1815, con Giuseppe Bonaparte e Gioacchino Murat, introdusse importanti riforme, tra cui l’istituzione del Decurionato.Nel 1806 infatti, aboliti i Capitoli municipali (l’ultimo documento inserito nei Registri delle conclusioni Parlamentari presenti nell’archivio storico di Bisceglie è datato 8 Aprile 1806) viene istituito il Decurionato che resterà in vigore fino al 1861. Con l’istituzione del Decurionato decade l’Albo parlamentare ed i membri, non più di 30, vengono sorteggiati tra i cittadini di età non inferiore ai 21 anni e con una rendita minima di 96 ducati. I 2/3 di questi non sanno né leggere, né scrivere (vengono indicati come i “crocesegnati”).
Intorno al XVIII ed al XIX secolo tra le famiglie più influenti e protagoniste della vita pubblica biscegliese troviamo: Ammazzalorsa, Tupputi, Ciani, Curtopassi, Logoluso, Maffione, Monterisi, Nigri, Frisari, Bufis, Schinosa, Veneziani, Berarducci.
A seguito della soppressione del convento dei Domenicani, avvenuta nel 1809 ad opera dei francesi, nell’edificio si trasferiscono gli uffici pubblici, collocati fino a quel momento nell’antico Palazzo dell’Università. Nella nuova locazione trasferiscono il municipio, l’Ufficio di Conciliazione ed il domicilio del Giudice, la Ricevitoria del Registro e bollo, la Caserma della Gendarmeria, le scuole primarie e le carceri.
Per la prima volta, inoltre, viene istituito all’interno del Comune il servizio di anagrafe e di stato civile. Risale al 1810 il primo “Stato Nominativo di tutti gli individui che dal decurionato sono creduti capaci di poter pagare la Personale, ricavato dal reclamo collettivo fatto dall’esattore Antonio Veneziani”.
Nel 1861, a seguito del completamento dell’unità nazionale, viene estesa anche alle regioni meridionali la legge del 23 ottobre 1859 che dava un nuovo assetto alle amministrazioni provinciali e comunali del Regno. In ogni Comune viene istituito un Consiglio comunale, con una Giunta municipale composta da un sindaco ed un numero variabile di assessori effettivi e supplenti in funzione del numero di abitanti del Comune.
Primo sindaco della città di Bisceglie è Giuseppe Monterisi, di professione avvocato, eletto nel 1862.


1 commento:

  1. Cari lettori, ho dimenticato di segnalarvi il testo che mi ha aiutato nell'elaborazione dei cenni storici su Bisceglie (a parte ovviamente i faldoni facenti parte dell'archivio storico del Comune):
    "Bisceglie nella storia e nell’arte" di M.Cosmai. Eurografica, Bisceglie 2003

    RispondiElimina